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L’idea di una storiografia che rivolge, per la prima volta, il suo sguardo verso chi si è opposto alla “linea vincente” della storia, alle idee e alle istituzioni dominanti, correggendola e opponendo ad essa freni e limiti. Una storiografia che elegge come suo oggetto d’indagine i “senza storia”; che abbandona l’idea fare la Storia totale, le grandi sintesi, e sceglie di fare la storia di una singola cellula, adattandosi alla dimensione ridotta dei microcosmi e della microstoria..... ....Perché siano gli stessi documenti e le lettere a parlare e a lasciare che vengano alla luce i fattori umani oltre che politici e storici. Perché l’idea che l’antifascismo sia fenomeno esclusivo del Nord risulti quanto meno scalfita. Perché emerga, finalmente, in quelle che furono le sue reali dimensioni, il dissenso dei meridionali al regime e il prezzo che fu pagato da chi, tra questi, ebbe l’ardire dimostrarlo, urlarlo, scriverlo....
...Non è un caso che si scelga di rivolgere l’attenzione alle biografie dei combattenti, lasciando ampio spazio alle lettere che gli stessi inviavano ai loro familiari perché si ritengono la fonte più autentica e più adatta a ricostruire la realtà degli eventi. Anche questa scelta risponde ad un precisa idea di fonti storiche che reputa tali tulle le testimonianze lasciate dagli uomini, che si focalizza sul contenuto che esse recano con sé e non sul genere a cui appartengono. La maggioranza dei documenti consultati restano pur sempre “carte di polizia”, da leggere ed esaminare in “controluce”, senza dimenticarne la natura di atti scaturiti da un apparato poliziesco all’esclusivo servizio del regime. Documenti che, pur contenendo una parte della verità, non consentono di per sé una imparziale lettura dei fatti se non, solo successivamente, ad una loro demistificazione e lettura critica. Eppure da questi documenti vergati in un rigido linguaggio poliziesco abbiamo visto delinearsi i volti di questi uomini e di queste donne.
Troverete tra queste pagine dei nomi, quelli dei combattenti meridionali. Ogni nome vale, per noi, una storia; una storia che loro stessi hanno scritto e alla quale diamo voce attraverso le loro stesse lettere sequestrate dalla polizia fascista, volutamente lasciate nella stesura originale senza correzioni di sorta.
Ne viene fuori una storia “umana” che, se perde dal punto di vista della ricostruzione in termini di utilizzo scientifico dei documenti, ha il merito di disegnare una cornice di motivazioni, rapporti, sentimenti, non meno interessanti. Una storia di uomini, prima che di fatti.”
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